UTN appunti di viaggio: Senigallia
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Sono sul treno è giovedì e vado verso Senigallia. Il treno passa da Bologna, ho con me due libri uno è quello di Roberto Bolano 2666 (Adelphi) e l'altro è Ferruccio Parazzoli Adesso viene la notte (Mondadori). Leggo il primo distrattamente, giusto il tempo di segnarmi questa frase che mi pare bellissima.
"come ho potuto metterci tanto a rendermi conto che mi amavi?", gli ho detto poi. "Come ho potuto metterci tanto a rendermi conto che ti amavo?" "E' colpa mia," ha detto Morini nel buio "sono molto maldestro". (p.200)
In realtà leggo distrattamente perché sono incuriosito da tre ragazze che stanno sedute sulle poltroncine affianco alle mie. Se ben capisco sono delle rapper, che vanno a fare uno spettacolo a Bologna, un concerto o meglio uno show case. Io le ascolto rapito, io non ho nessuna dimestichezza con quel mondo eppure mi sembra che ci siano stranissime consonanze con quello della letteratura. Del tipo: io sono con A, e quindi contro B. Io sono di C, per questo non sopporto D, ma collaboro con F. E io, che sono tipo veramente fuori tempo, che a me parole come crew, tipa etc etc.. mi suonano fuori registro, pensavo:
Fratelli, in nome di Gesù Cristo, nostro Signore, vi chiedo che viviate d'accordo. Non vi siano contrasti e divisioni tra voi, ma siate uniti: abbiate gli stessi pensieri e le stesse convinzioni. Purtroppo alcuni della famiglia di Cloe mi hanno fatto sapere che vi sono litigi tra voi.Mi spiego: uno di voi dice: "Io sono di Paolo"; un altro: "Io di Apollo"; un terzo sostiene: "Io sono di Pietro"; e un quarto afferma: "Io sono di Cristo". Ma Cristo non può essere diviso! E Paolo, d'altra parte, non è stato crocifisso per voi. E nessuno vi ha battezzati nel nome di Paolo.Grazie a Dio non ho battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio. Così nessuno può dire di essere stato battezzato nel mio nome. È vero: ho anche battezzato la famiglia di Stefana, ma non credo proprio di averne battezzati altri (I Cor. 1, 10-16).
E mi è quasi venuta voglia di dirglielo: la vostra crew e i Corinzi erano medesimi. Però poi ho pensato a cosa serviva dire loro sta roba: loro avevano lo show e io un po' le invidiavo perché c'andavano pure in tre giù e si facevano le loro parole andando.
Io invece a Senigallia ci scendevo da solo. Così pensavo, ma io se fossi un rapper a quale gruppo, crew, factory apparterrei. A nessuna, mi rispondevo. Questa diversità può essere una forza o una debolezza. Pensavo mentre andavo giù verso Senigallia che il mio libro nasce in questo "a-parte". C'è una grande recita e io mi metto lì come l'attore che non fa un monologo o una lunga tirata, ma fa un a-parte; certe volte ho questa sensazione di non dialogare. E' una strana sensazione di isolamento che non riesco a spiegare. Dovrei mettermi a parlare con queste tre, ho capito come si chiamano: una Nora, una Elfa e l'altra non so, credo Roberta, ma boh. Cioé dovrei chiedere a loro tre "come si fa". Perché comunque deve essere comodo stare da una parte; dire questa parte è la mia. Dire: Io sono di Apollo, Io sono di Cefa, Io sono di Fabri Fibra, Io sono della Pina, Io sono di "boh". A me non viene da dirlo, e se penso al mio libro penso veramente a qualcosa di mostruosamente diverso da solito. E' un saggio, ma non lo è. Non è un romanzo, ma lo è. E' il mio ircocervo. Mentre penso a tutto questo loro intanto se ne scendono a Bologna, e spero che tutto sia andato bene, perché mi parevano simpatiche e divertenti. Un giorno chissà m'apro MTV e mi trovo la Elfa o la Nora o l'altra che non so che fanno le "rime" sul video e mi dirò: io le ho viste quando erano pure, di una purezza che ora - per forza - non hanno più.
Quando arrivo a Senigallia è notte fonda. Ma Pino è gentilissimo e mi guida in questa città di cui indovino giusto i contorni ora che è notte. E' strano ma non l'ho vista per niente la città.
La tavola rotonda è con Stefano Tassinari. E' una persona per bene Stefano, una chiarezza intellettuale invidiabile, una grande capacità dialettica, che incanta. E' di una parte. E' schierato. Dice una serie di cose che condivido, ma anche no. Io sono in difficoltà, io non ho mai avuto il dono dell'eloquenza. Io di solito parlo di narrazione, di struttura linguistica, di personaggi. E' da lì che prendo l'avvio per spiegare la tesi del libro. Stefano parla di utopie, di sogni, di rivoluzioni, parla della matta bestialità delle dittature, la cilena, l'argentina e la greca; le mischia con quello che in quegli anni si viveva in Italia. E dice, che pur sbagliando, poteva capitare che qualcuno pigliasse le armi; ma dice anche che il grosso del movimento non prese le armi e che tutto è stato coperto dai pochi che presero le armi. Io qui mi sento fuori gioco. Perché che dico? Cosa posso sinceramente dire? Potrei dire che quello che Stefano racconta è vero come fatto, ma che la rappresentazione letteraria, siamo a parlare di libri vero?, è diversa: perché esiste una sostanziale differenza - esiste da sempre basta prendere l'incipit della Vita Nova per capire che ci sta - tra "fatto" e "dir". I fatti sono quelli, il mio problema, il mio interesse è per come vengono raccontati. Il nodo è quando si passa dal "fatto", la cronaca, all "dir", la narrazione.
C'è poi un discorso che fa Stefano, un discorso di lingua, che mi ha fatto riflettere, solo che io ho tempi lunghi lunghi di riflessione; quindi gli rispondo ora. Stefano dice, correggendo una mia riflessione, che non si deve parlare di terrorismo, ma di lotta armata e terrorismo. La differenza è: la lotta armata sceglie un bersaglio che considera nemico e gli spara. (non stiamo qui a discutere se faccia bene o male). Il terrorismo mette la bomba in un mercato e uccide a caso, senza un vero discrimine.
Dietro questa limpidezza linguistica, s'intravede proprio quell'intento consolatorio che critico nel libro. Dire che ci sta differenza tra 60 morti in una bomba e un commando di persone che uccide un giudice, un magistrato o un questurino mi sembra fare una classifica: c'è un male maggiore e un male minore. Del tipo i primi hanno ammazzato, ma erano delle bestie, i secondi hanno ammazzato, ma avevano una loro purezza, ideologica e di pensieri. Sono morti quelli tutti o no? .
A me sembra questa una aberrazione.
E mi pare che io solo veda questa stortura, perché mentre si parlava a Senigallia tutti, prof compresi, mi pareva che facessero sì sì con la testa al discorso di Stefano.
Detto questo l'incontro è stato bellissimo, i ragazzi sono stati stupendi, hanno ascoltato e fatto domande. Sono stati bravi, e lo sono ancora di più perché oltre a studiare io li ho veduti in azione nel loro lavoro, era un istituto alberghiero, e lì devo dire sono imbattibili.
Poi ho ripreso il treno, questa volta non ci stava nessuno, e alle 10 di sera rientravo a Torino.
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commenti
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a-parte. you are in a crew. non perché ti ci metti, ma ci vieni messo. è un po' così per tutti, credo.
ma, a-parte. le parole cambiano significato. l'altro giorno M mi ha detto di "guerra". stava studiando cose sui diritti umani ed affini. ed ecco un documento sulla parola "guerra", cosa si intende, come è cambiata etc. ecco. certe cose che venivano fuori, facevano paura. a me, fanno paura sia il terrorismo (e lo dice la parola stessa) che la lotta armata (la parola non lo dice, magari, così esplicitamente, ma a me fa paura lo stesso). a-parte. se vogliamo fare distinzioni, le dobbiamo fare sempre, non solo per ciò che riguardano le nostre convinzioni, ma anche le convinzioni di altre persone. intendo, la parte opposta a quella sentita nostra. altrimenti sono giustificazioni così. è che, a volte, sento le persone, e persone che stimo e tutto quanto, eh, che pur di difendere la propria idea appongono ragioni, beh, non-ragioni, e nel momento in cui però discutono con persone che la pensano diversamente, ecco che quelle non-ragioni che per quanto riguardava loro andavano bene, non sono applicabili all'altro. vabbé. perdona la lunghezza. bel viaggio in treno, eh? ciao |
| postato da ndr il 25/02/2008 18:13 | |
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Stamattina, a scuola, gli studenti mi hanno confermato che l'incontro li ha interessati moltissimo. Del resto, lo si capiva chiaramente dai loro atteggiamenti: non sono dei piccolo-borghesi (tanto per ritirare fuori categorie dell'epoca... ); se si fossero stufati l'avrebbero fatto capire chiaramente... :-)
Grazie a te e a Stefano Tassinari hanno avuto l'occasione di riflettere su un periodo storico del quale sapevano pochissimo. |
| postato da Giuseppe D'Emilio il 25/02/2008 15:29 | |
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sono appunti sparsi e rimessi in ordine.
d. |
| postato da demetrio il 25/02/2008 14:26 | |
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troppi spazi
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| postato da Matteo il 25/02/2008 14:24 | |


[e Napoli? per quella ci vuole più tempo ma la sto scrivendo]
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