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Archivio 17 Novembre 2003

postcard form salzburg (part ONE)

17 Novembre 2003 1 commento

Se vai ad Ebensee, cerca di pisciare prima di partire.
Perché lì di cessi non ce ne sono.
Manco uno. A pagarlo.
Troverai villette di legno con spioventi tetti rossi e finestre con le tende bianche tenute legate da nastrini multicolore.
Ci saranno pure delle bambine e dei bambini, il parco giochi è dietro l’angolo. E le piccole case hanno dei giardini di un verde pure smeraldo in questo umido crepuscolo.
Umido di nebbia. E le vie seguono gli alberi.
Hanno costruito secondo la disposizione del bosco. Dice Andreas, laureato in teologia e con le guance arrossate.
Ma un cesso manco a pagarlo.
E tu?
Sei quasi piegato.
Ritorto su te stesso. Le reni ti fanno male.
E fa freddo.
Ma un cesso non si trova. Niente.
E fa freddo. E la gente sta dentro le tiepide mura. E ce l’avranno un bagno loro. Nelle case ce l’avranno di certo. Passiamo davanti ad una di queste baite e due vecchi seduti con i gomiti appoggiati a tavoli di legno stanno. E in un angolo un bel crocifisso. L’angolo di dio.
Fuori. Di cessi. Neanche l’ombra.
Dovevo farla prima, mi dico.
Camminiamo per queste vie che seguono i percorsi arborei.

Di cessi manco l’ombra.
Potrei pisciare qui. Le foglie cadute e la pioggia ne fanno in acquitrino giallognolo. Potrei farla qui e non camminare per il resto del tempo mezzo piegato come un cane.
Potrei.
Ma non mi sembra giusto.
Ad Ebensee non ci sono cessi.
Ma. Non c’è più neanche il campo di concentramento. E non mi pare cosa giusta pisciare su possibili fosse comuni.
Nessun cesso. Nessun lager. Niente “Chazet”. Niente.
Al posto di tutto questo.
Villine precise, linde, pulite, bianche e marroni molli nella nebbia.
Le vie seguono le strade del bosco. Ci stavano le baracche, qui. E c’era gente in questa baracca che smerdava in brache di tela. Che mangiava niente. Che lavorava. Che era uno stuck. Un pezzo. Un arnese. Da buttare. Un ramo di legno da ardere.
Tutto questo non c’è.
Più.
Basta.
Cancellato. Gli psicanalisti parlano di “rimozione”. Qui le case hanno rimosso le baracche. C’è un piccolo cimitero vicino le altalene dei bimbi. E’ un cimitero dove poche croci o lapidi figurano miglaia di morti.
Fosse comuni. Sono profonde 6 metri per 10 di lunghezza e 15 di larghezza. Dice Andreas.
Le altalene sono vuote. Oggi fuori è freddo e quasi piove.
Poi camminando troviamo un café.
Io entro nel bagno. Pulito. Sterile. Illuminato. Caldo.
Chissà perché gli piscio fuori sui muri sull’asse su tutto quel pulito. Imbratto. Sporco. Rendo putrido.
Poi mi calmo. Ed esco.
Con la schiena bella diritta.