un gesto repentino del cuore
Per arrivarci, dico, per arrivarci ai giardini in questo paesotto, un’escrescenza abitativa di Torino, devi fare attenzione a non perderti per i sensi unici che finiscono per farti girare in tondo. Alla fine, comunque, la macchina si trova a suo agio in un posteggio poco discosto.
I palazzi sono alveari e la gente sta fuori, prende l’aria sui balconi.
Gli uomini indossano pantaloni corti e canottiere bianche. Le donne, invece, stanno appoggiate con i gomiti sulle ringhiere. Quasi a sporgersi, come se potessero smuovere l’immobilità estiva.
Il ring è infilato in questo giardinetto di periferia, quindi.
Tra degli alberi, un parco giochi per bimbi, un po’ di parto striminzito e un chiosco bar. La musica è già assordante. Il quadrato da combattimento si alza di un buon metro rispetto al resto, ed è cintato da nastri di sicurezza, rossi e bianchi.
Sembra un castello.
C’è della gente. Ci sono anche dei bimbi.
Vado al bar, la cassiera è gentile, sorride.
- Desideri?
- Io?
- Sì
- Ah
- Cosa?
- Pensavo di essere passato davanti a qualcuno
- No, tocca a te
- Non so
- Cosa?
- Cosa prendere, cosa mi consiglia la casa?
-
- Beh, faccio da solo, un bacardi breezer
- Sono due euro e ottanta
La gente incomincia a pigiare carne contro carne. Sudori e pance.
Mi colpiscono sempre le facce dei pugili, sgraziate e sghembe eppure bellissime. Modellate da colpi di pugno, da nocche che impattano su zigomi o arcate sopraccigliari. Stupisce anche la bellezza struggente, perché ormai rassegnata, delle “ring girl”, ragazze che fanno un giro per il quadrato tra un round e l’altro.
Le riconosci subito, quando arrivi. Sono quelle più carine e truccate dell’interno ambaradan. Ma nello stesso tempo hanno negli occhi un sentimento di noia e sconfitta, che le rende paradossali. Mi incanto a guardale, mentre sono così, che aspettano di salire.
Risultano invece volgari, quando varcano le tre corde.
Ammiccano, sculettano e si godono le due parole di apprezzamento pensante.
Il bacardi è abbastanza fresco, ma è fuori luogo.
La gente che piglia e dà pugni ama la birra – mi penso mentre cammino.
Vado a prendermi il programma di questa – che se non fosse per quel quadrato illuminato da 4 faretti – sarebbe una scadente festa patronale.
Leggo gli incontri.
Io amo i pesi massimi. Gugliemo S. (110 kg) contro Antono F. (110 kg). Leggo il loro curriculum di battaglia. Guglielmo ha combattuto 10 incontri, vinti tutti 9 prima del limite. Antonio F. è al suo primo incontro.
Questa cosa mi incuriosisce.
Vado dietro tra gli atleti, mi fermo a chiacchierare con un tipico peso leggero
- Chi è Guglielmo S?
- Sei un giornalista?
- Sì
- Guglielmo è quello
E mi indica un uomo, sui 25 anni, alto 2 metri, muscoloso. Vichingo. Capelli biondi lunghi tenuti da un nastro. In deroga a qualsiasi legge di gravità, salta alla corda con una leggerezza improbabile.
- E Antonio F?
-
-
Il peso leggero scoppia a ridere.
- Scusa
- Certo
- Ma Antonio è un po’ lo zimbello della palestra
- Ah
-
- Ma chi è?
- Quello
Lo vedo seduto su una sedia di plastica. Come se fosse sospeso.
Antonio porta i suoi 110 kg in un corpo altro un metro e 70 scarso. Non ha un filo di muscolo.
- Perché è lo zimbello?
- Niente..
- Dimmelo..
- Non è capace a tirare, ma si è messo a fare questo sport 5 anni fa
- Come mai?
- Voleva imparare a picchiare un tipo che faceva la corte a sua moglie..
-
- Lui ha continuato a venire in palestra e lei se ne è andata
-
- Ora ha 45 anni e vorrebbe combattere
- Ma il suo avversario è più giovane e più forte..
- L’hanno fatto apposta, così gli passa la voglia..
- Capisco..
Lascio il peso leggero al suo riscaldamento, e vado verso Antonio. Butto la bottiglia nel cestino e mi siedo accanto.
- Antonio?
- Sì
- Io sono un giornalista
-
Mugugna qualcosa intanto che si stringe le fasce alle mani, prima di mettersi i guantoni.
Sta tenace nel suo silenzio. Ha gambe tozze e braccia altrettanto possenti. Ha un viso gentile. Mite.
- Antonio, ti posso fare qualche domanda?
- Perché?
- Sto facendo un servizio per un giornale..
-
-
-
- Allora?
- Chiedimi
- Vorrei sapere perché combatti
- Mi va
- Tutto qui?
- Non ho nient’altro da fare. E finito di lavorare vado in palestra..
-
- E poi mi è venuta voglia di vedere cosa so fare in un ring
- Cosa pensi del tuo avversario?
- E’ bravo, molto..
-
- Io dovrò accorciare le misure, lui tenterà di tenermi a distanza, ma io devo accorciare, lui ha un allungo terribile..
- E’ quasi 30 centimetri più di te
- Ecco, per questo io legherò e colpirò alla figura.
- In bocca al lupo allora
- Grazie, veramente scriverai di me?
- Sì.
- Perché?
- Mi va
Sono a bordo ring. Il presentatore li chiama. All’angolo rosso per il peso di 110 kg Antonio F. All’angolo blu per il peso di 110 kg Guglielmo S.. Salgono, i secondi gli mettono i paradenti, e il casco. L’arbitro, un uomo piuttosto belloccio e abbronzato, controlla i guantoni. E’ tutto in regola.
Li fa venire al centro del tappeto, e dice: Boxe.
Inizia.
Antonio cerca subito di mettere in pratica la sua tattica, lega e cerca di accorciare le distanze. Porta dei colpi alla figura. Qualche montante, qualche colpo ai fianchi. Ma il vichingo si toglie subito dalla morsa. E’ fresco. Saltella sulle punte. Antonio invece tiene le suole appiccicate. Avanza con piccoli passi, ma l’altro lo brucia con l’allungo, un jeb destro, un sinistro. Prova il gancio, ma Antonio si chiude. E resiste. Porta la guardia più alta e incassa una serie di colpi a due mani davvero prepotente.
Ritirati.
Vai a casa.
Guardate ciccio.
La gente intorno a me sorride. Sghignazza. Lo prende in burla.
Ma il gong del primo round consegna Antonio al suo angolo. Sputa l’acqua bevuta e si sciacqua la faccia. Non ascolta neanche quello che il suo secondo gli dice.
Secondo round. E Antonio è in centro ring. Ci prova a colpire, ma l’altro è molto rapido, schiava due o tre colpi. Dal parterre la gente rumoreggia e sorride. Antonio non ha nessuna grazia. Il suo corpo è floscio, e fermo. Non c’è il guizzo che intravedi in Guglielmo, quando carica il sinistro.
Questa volta però, il biondo va fuori misura e Antonio colpisce bene. Destro. Destro. Sinistro. Destro. Ma va a vuoto con il sinistro definitivo.
Così Antonio si apre, rimane sguarnito. E Guglielmo lo colpisce. In pieno viso una volta. Poi un’altra. E una terza che incoccia con il mento.
L’arbitro arriva e divide i due.
Antonio ha una ferita al sopracciglio destro e al labbro inferiore. Perde sangue, che rossastro si ferma in mezzo al petto.
Antonio batte i guantoni, dice che può andare avanti.
Anche il pubblico sta in silenzio.
L’arbitro chiama il dottore, che sale sul ring. E fa un gesto con la testa e con le mani a significare:
Niente. Si chiude.
I due sono al centro. E l’arbitro alza il braccio al biondo.
Antonio scende dal ring.
Il dottore gli sta curando le ferite. Io sono lì vicino.
I due parlottano.
- Ne ha prese
- Sì, ne ho prese, ma ne ho anche date.
La sera si è fatta fresca e bella. E quest’uomo beve un po’ acqua, e fa fina di niente e anche se gli duole il labbro, sorride.


