l’odore di Isacco
[Il testo che segue, immeritatamente, ha vinto il Blogrodeo. Ve lo lascio qui per tutti. Ciao.]
Il profumo era quello buono delle lenzuola appena stese. Gli era pesato allargare quella stoffa sui fili, perché il sole di oggi era medesimo a quello di 20 anni fa. Ora guardava quei colori abbandonti davanti alla collina e ricordava come allora, più magro e rumoroso, denso di umori giovanili, si era stupito di come aveva cambiato voce: la sua gli era sparita di colpo. Una sera era andato a letto, aveva chiuso gli occhi e il giorno dopo la sua bocca emetteva suoi diversi, cupi profondi. Lui si immaginò che il bambino che era fosse morto, ingoiato da quelle lenzuola pulitissime, che venivano cambiate con una frequenza settimanale.
Lui non era più lui, ma un altro.
E un altro si presentò a fare colazione, muto e scontroso. A sua madre che gli chiese cosa c?era oppose due labbra serrate come una cantina chiusa. Suo padre, invece, sapeva. Certe cose, tipo quando il tuo corpo cambia e matura come un frutto sconosciuto, i padri le sanno non per istinto, ma per fatica. Le donne conoscono tutto di già ? pensava adesso ? mentre gli uomini se ne accorgono quando tutto è successo. Nel momento in cui ogni cosa è irreparabile.
Questo sentimento tragico lo accompagnò fuori a guardare le lenzuola e i vestiti tesi nell?azzurro, un azzurro purissimo, che assomigliava più al bagliore di una luce che alla volta del cielo.
Cosa è successo?, disse il padre che era comparso come una rana da dietro.
Lui scosse la testa deciso.
Sicuro che non vuoi parlare?, riprese.
Un altro scrollo di capo.
Seguimi, disse il padre e lui gli andò dietro.
Arrivarono nel mezzo dell?aia che stava di fianco alla cascina.
Qual è l?animale che ti piace di più?, disse il padre.
Lui, che presentiva qualcosa di tremendo in quelle parole, non fiatò, ma indicò un piccolo agnello.
Il padre fece va beh ed entrò in casa, mise in un piccolo cestino un po? di pane, di formaggio e una boraccia con del vino. Poi senza quasi alzare gli occhi disse alla moglie che doveva sbrigare una faccenda alla Piana e che avrebbe portato il piccolo.
Incominciarono a camminare, suo padre davanti, mentre lui stava indietro contando le pietre e portando il cesto con le provviste. Suo padre, grande come una montagna, metteva un passo dopo l?altro e teneva l?agnello, il suo preferito, intorno al collo.
Quando furono sulle Piane scoprì che la purezza del cielo dirompeva ovunque: sulle piante, sui prati, sui fiori di campo e sugli uccelli. Tutto era così nitido, che gli venne da parlare a suo padre, ma si ricordò la voce: era mutata, non più cristallina, ma bruna come la notte.
Si misero all?ombra bruna di una pianta a cui legarono anche il piccolo agnellino.
Mangiarono il pane gustoso e profumato, lui tradì un pensiero così acuto da fargli male: ciò che faceva e toccava sua madre sapeva sempre di buono. Suo padre, intanto, non sembrava dare troppo peso alla sua ostinazione al silenzio, era preso da altre immagini e sensazioni, come se tutta questa valle e le colline gli dicessero qualcosa di arcano e terribile. Capiva che suo padre stava per condividere con lui e con questo paesaggio brusco e misterioso qualcosa di efferato, ma non riusciva a capire cosa. Dentro di sé sentiva una bruciante eccitazione, che non capiva da dove arrivasse, quasi il suo sangue fosse diventato barbaro.
Mentre stava pensando queste cose, suo padre lo prende per mano. Ora sono davanti all?agnello. L?uomo ha un movimento rapido: colpisce con un bastone l?animale. Un colpo violento, alla testa, che lo tramortisce. Sono dietro l?animale che giace immobile.
L?uomo, suo padre, ha in mano un coltello lungo e affilato, lo mette nelle sue mani, di lui piccolo, e poi lo guida. Il movimento è rapido quasi impercettibile; pochi attimi e la sua mano odora di sangue, l?agnello è a terra, sgozzato.
Il sangue è sull?erba.
Lui si divincola, guarda l?animale morto. La sua mano è nera e ha un odore violento, simile a quello di suo padre in certe giornate. Sente quell?odore che lo possiede, che gli esplode dentro le vene, nel cuore, nello stomaco. Neanche le ossa sembrano reggere neppure i polmoni, così apre la bocca e sbraita: Nooooooooooo.
E? un grido colpevole. Suo padre pulisce la lama e lascia sfogare queste urla estranee.
Ora sei un uomo, dice e sorride.




