Su Bottega di Lettura: Prima esecuzione di Starnone
Se volete una mia lettura del romanzo di Starnone.
Se volete una mia lettura del romanzo di Starnone.
[e Napoli? per quella ci vuole più tempo ma la sto scrivendo]
Venerdì 22, alle ore 11.30, sarò a Senigallia e insieme a Stefano Tassinari incontrerò gli studenti dell’Istituto Panzini. Il tema? Gli anni ’70. Interverranno anche Alfonso Benvenuto e Fabrizio Marcantoni. Un grazie a Pino D’Emilio. Se volete, ci vediamo lì
Giorgio Vasta e io abbiamo fatto una chicchierata in piazzetta Bodoni. Siamo stati lì un po’ e ne è venuto fuori questo dialogo che potete leggere per intero qui. Buona lettura.
I primi due articoli, che parlano di Una tragedia negata in cartaceo.
Con Giacomo Sartori ci siamo scambiati diverse mail, che ruotavano intorno al tema della lingua e quale lingua usare per scrivere un romanzo sugli anni ’70. Il risultato è l’intervista pubblicata su vibrisselibri, di seguito vi lascio lo stralcio di una sua risposta: "Credo che la tensione della mia lingua sia il risultato dello sforzo di liberarmi dai luoghi comuni e dalle interpretazioni precostituite, che fosse per così dire una scelta obbligata. Non è facile muoversi in un magma di parole per molti versi tra loro legate – come fascismo, guerra, resistenza, terrorismo -, parole che, senza rendercene conto, si portano dietro delle incredibili zavorre, che alla minima disattenzione ci fanno dire cose che non vogliamo dire, ci conducono in territori dove non vogliamo andare. La lingua è il frutto delle interpretazioni dominanti, che vanno per la maggiore; è una schiava. La lingua è legata al presente, alla visione del presente, mentre la stagione del terrorismo è ormai un’epoca molto diversa dall’attuale, e il fascismo è un tempo ancora più remoto e discordante, ancora più difficilmente descrivibile con le parole attuali. Uno scrittore se vuole parlare del terrorismo e del fascismo, come di qualsiasi altro tema scottante, ha bisogno di trovare una lingua per dire quello che ha da dire. Ha bisogno di liberarsi della lingua corrente, di purificarla dalla feccia che si porta dietro"
… questa sera treno. Domani alle ore 18 alla FNAC (via Luca Giordano 59) con Valerio Lucarelli e Sergio Lambiase. Poi, mi mangio una sfogliatella, e andiamo con Valerio a Capua alle ore 21 alla Libreria Guida (c.so Gran Piorato di Malta, 25). Spero di vedervi. State bene.
La presentazione è andata bene. Il tempo era terribile, ma la gente è venuta e spero che si sia goduta una bella presentazione. A cena succede un fatto curioso, mia madre parla a Giulio delle mie poesie da adolescente, che m’ero dimenticato anche d’aver scritto. Poi ieri sera ci ripenso e mi ricordo nettamente quattro versi di una poesia che si intitolava Postumo, dove scrivevo allora 18enne
In attesa di vedervi alla Feltrinelli (via Roma 255) alle ore 18, potete leggere l’intervista di Luca Rastello, che dice cose molto interessanti. Vi copio una sua risposta illuminante: "In realtà c’è un elemento che corrobora la tua tesi: in quel tempo non si aveva la percezione di quanto il parricidio, che si manifestava nel rifiuto del lavoro e nel rifiuto della presa del potere, fosse articolato.