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UTN appunti di viaggio

Cremona, Asti e Bergamo. Sono tre città medesime. Medioevali, piccole, splendide in certe loro architetture, stradine labirintiche, strette con le case che si attaccano addosso e pare che crollino per poi star lì. Purtroppo le ho viste poco, tranne Asti che conosco essendoci vissuto, perché i tempi erano stretti.

 

A dire il vero anche di Cremona e Bergamo ho ricordi di altri viaggi.

 

A Cremona ci andai che avevo 16 anni, per accompagnare mia sorella in gita. Lei faceva la seconda media, e mi ricordo che in quel giorno, una ragazza di terza, mi fece il filo. Mi diede un piccolo bacio sulle labbra proprio uscendo dal Duomo. Sono passati 18 anni e credo che la ragazza lavori e abbia meritato marito e figli. Allora sembrava una bambola di ceramica, un collo sottile e bianco che una pressione più netta avrebbe infranto.

 

A Bergamo c’ero andato nei miei 20 anni, era appena morto Cobain e pioveva.

C’ero andato con la mia ragazza di allora, e c’eravamo baciati nel buio di un androne della città alta.

Lei ha una figlia ora e un uomo.

 

Mi pare che il tempo sia passato bene.

Questo pensavo ieri tornando dopo la presentazione, devo dire un grazie a Luigi a Giulio e ai ragazzi della libreria. C’era gente e hanno comperato il libro e hanno ascoltato. Spero di non averli annoiati.

 

Pensavo a come sono arrivato fino a qui, a questo strano trascorrere del tempo.

Al fatto che ho una casa a cui tornare. Persone da cui tornare.

 

Lo pensavo mentre parlavo ieri e pensavo proprio alle cose che dico, al rigore con cui le dico. E pensavo che quel rigore, Luigi ha parlato del rigore non solo critico ma anche morale, è dovuto tutto a quello che ho fatto fino ad ora.

 

E così ho pensato nel tornare indietro mentre attraversavo di notte mezza lombardia per tornare a Torino, che se mi dovessi fare scrivere qualcosa sul nudo marmo sarebbe una solo una frase:

 

Ha meritato le cose.

 

 

  1. 19 Marzo 2008 a 11:32 | #1

    C’è una gran fermezza in quello che scrivi, specie nel finale (‘Ha meritato le cose’). Una fermezza che mi suscita al tempo stesso perplessità ed invidia.
    Invidia: perché è bello e quieto sapere di aver meritato ciò che si ha (sottinteso: sono ben lontana dal provare questa tua stessa presa di coscienza).
    Perplessità: perché sei giovane, e mi viene da chiederti cosa ti porti oggi a dare un giudizio così ‘definitivo’ sul percorso che hai fatto.
    C’è un senso di ‘vecchiaia’ in quello che hai scritto: la storia di antichi baci in antiche città medievali, l’idea di una lapide che immortali in poche parole la tua esistenza, tutto il buio e la notte che avvolge i tuoi viaggi in treno…
    Mi affascina quello che hai scritto, ma anche mi rende irrequieta.
    V

  2. Il curatore
    19 Marzo 2008 a 13:06 | #2

    “Il mondo ha gioito di lui”, è il mio

  3. 19 Marzo 2008 a 23:18 | #3

    ehi. dem. bravo.

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